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CHE NERVI...Mi Girano Veramente Le Scatole,
Non Ne Posso Quasi Più. LA SCAPIGLIATURALa premessa è molto semplice e breve: in un blog si scrive o inserisce ciò che si vuole condividere con altri…e poiché, dopo molte ricerche ho finalmente trovato del materiale sul movimento letterario che più mi ha interessato ho deciso di metterlo qui…
Si, già posso immaginare le reazioni…la sola parola “letterario” alle orecchie di molti può suonare come qualcosa di enormemente noioso…eppure io trovo che un po’ di cultura non guasti mai…e se non volete leggere beh, nessuno vi obbliga, ma non sapete che vi perdete…
Questa è poesia, ma rispetto alle “solite” ha qualcosa di più: con le opere, notevolmente sottovalutate e passate quasi nel dimenticatoio, e i versi impressionistici di grandi come ARRIGO e CAMILLO BOITO, EMILIO PRAGA, IGINIO UGO TARCHETTI, CLETTO ARRIGHI e molti altri, gli Scapigliati hanno potuto urlare il loro rifiuto della tradizione e della società, contrapponendo la coscienza dell’impossibilità di una quiete spirituale all’attrazione fatale per ciò che di meno etereo e sublime la vita e i corpi presentano.
Non sono qui per tenere una lezione su questo movimento, anche perché, data la scarsissima importanza che viene attribuita ad esso, basandomi sulle sole nozioni ricevute ai tempi del liceo saprei dire ben poco…volevo solo presentarlo in un modo se non altro dignitoso.
Questa è la Scapigliatura.
L’AMORE. [pensiero di Tarchetti] “La maggior efficacia dell’abitudine apparisce nella durabilità degli affetti. L’amore può sorgere da cause svariatissime, non di rado potenti, ma la sua forza non l’attinge mai che dall’abitudine. E’ da essa che rafforza i vincoli della famiglia, che accomuna e armonizza caratteri opposti, che conserva alle nostre affezioni, anche cessate, quel non so che di esigente , di doveroso, di inesorabile, a cui ci sottoponiamo senza resistere, ma di cui non sappiamo darci ragione. Molte creature si amarono per tutta la vita, pel solo motivo che ebbero la forza di amarsi da principio per un paio di mesi : e sentiamo tuttosì esclamare : <<come abbandonarci?>> <<È impossibile, è tanto tempo che ci amiamo!… >>”
Dualismo. [Arrigo Boito]
Son luce ed ombra; angelica
farfalla o verme immondo
sono un caduto cherubo
dannato a errar sul mondo,
o un demone che sale,
affaticando l'ale,
verso un lontano ciel.
Ecco perché nell'intime
cogitazioni io sento
la bestemmia dell'angelo
che irride al suo tormento,
o l'umile orazione
dell'esule dimone
che riede a Dio, fedel.
Ecco perché m'affascina
l'ebbrezza di due canti,
ecco perché mi lacera
l'angoscia di due pianti,
ecco perché il sorriso
che mi contorce il viso
o che m'allarga il cuor.
Ecco perché la torbida
ridda de' miei pensieri,
or mansueti e rosei,
or violenti e neri;
ecco perché con tetro
tedio, avvincendo il metro
de' carmi animator.
O creature fragili
dal genio onnipossente!
Forse noi siamo l'homunculus
d' un chimico demente,
forse di fango e foco
per ozioso gioco
un buio Iddio ci fe'.
E ci scagliò sull'umida
gleba che c'incatena,
poi dal suo ciel guatandoci
rise alla pazza scena
e un dì a distrar la noia
della sua lunga gioia
ci schiaccerà col pie'.
E noi viviam, famelci
di fede o d'altri inganni,
rigirando il rosario
monotono degli anni,
dove ogni gemma brilla
di pianto, acerba stilla
fatta d'acerbo duol.
Talor, se sono il demone
redento che s'india,
sento dall'alma effondersi
una speranza pia
e sul mio buio viso
del gaio paradiso
mi fulgureggia il sol.
L'illusion-libellula
che bacia i fiorellini,
l'illusion-scoiattolo
che danza in cima i pini,
l'illusion-fanciulla
che trama e si trastulla
colle fibre del cor,
viene ancora a
sorridermi
nei dì più mesti e soli
e mi sospinge l'anima
ai canti, ai carmi, ai voli;
e a turbinar m'attira
nella profonda spira
dell'estro ideator.
E sogno un'Arte eterea
che forse in cielo ha norma,
franca dai rudi vincoli
del metro e della forma,
piena dell'Ideale
che mi fa batter l'ale
e che seguir non so.
Ma poi, se avvien che l'angelo
fiaccato si ridesti,
i santi sogni fuggono
impauriti e mesti;
allor, davanti al raggio
del mutato miraggio,
quasi rapito, sto:
e sogno allor la magica
Circe col suo corteo
d'alci e di pardi, attoniti
nel loro incanto reo.
E il cielo, altezza impervia,
derido e di protervia
mi pasco e di velen.
E sogno un'Arte reproba
che smaga il mio pensiero
dietro le basse immagini
d'un ver che mente al Vero
e in aspro carme immerso
sulle mie labbra il verso
bestemmiando vien.
Questa è la vita! L'ebete
vita che c'innamora,
lenta che pare un secolo,
breve che pare un'ora;
un agitarsi alterno
fra paradiso e inferno
che non s'accheta più!
Come istrion, su cupida
plebe di rischio ingorda,
fa pompa d'equilibrio
sovra una tesa corda,
tal è l'uman, librato
fra un sogno di peccato
e un sogno di virtù.
LA DONNA. [pensiero di Tarchetti]
"La nostra società ha fatto della donna un puro strumento di piacere. Ogni donna non è considerata oggi mai che sotto questo punto di vista. Esse stesse mostrano di non considerarsi sotto un aspetto diverso. Non si pretende da esse né ingegno, né virtù, né amicizia, non si chiede che dell’amore e del piacere. Apprezzamento triste e degradante che esse tuttavia non temono, o non comprendono."
Non cantar le canzoni del passato. [Iginio Ugo Tarchetti]
In queste non cantar splendide stanze
le canzoni dei nostri anni primieri;
ogni già udita nota
dei giovanili affanni, e dei piaceri
risveglieria le dolci ricordanze:
Sui dì non soffermarmi
che a lungo ancora rimembrar mi è dato:
sul festoso liuto
non cantar le canzoni del passato.
Quando la luna in mezzo al cielo splende,
e inargenta le valli e le pianore,
vieni, e alla bianca luce
cantami le canzoni dell'amore.
Ogni nota che all'anima discende
un nuovo affanno attuta:
ma quando irride a noi lo spensierato
degli apati sogghigno,
non cantar le canzoni del passato.
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